
E i giorni passano.
Se n’è andata l’unica persona con cui ho avuto una piena comunione creativa in tutta la vita.
Come un’anima con l’altra.
Come la musica con la danza.
E non ce ne sarà un altro.
‘Un’ultima cosa ti chiedo’, e tu ridevi e ridevi… ‘Sì, fino a domani che mi chiederai ancora una volta un dettaglio diabolico più’… Alla fine diceva: «Fai quello che vuoi, metti quello che vuoi, tu sei padrona quanto me. Siamo soci».
Pino era ad un altro livello, devo considerare il suo impegno, un onore. Io che non credevo nella speranza, in nessuna, ho avuto il dono di trovare un partner perfetto.
Abbiamo lavorato molti giorni con e-mail, telefonate e alcuni viaggi. 3 anni della nostra vita. Diceva che io ero il suo alter ego artistico. Qualche volta, dopo aver rivisto il lavoro scritto, non mi chiamava. Dopo alcuni giorni, Pino mi diceva: «Perdonami, ieri è stata una giornata complicata». Non una lamentela, né il minimo accenno di dramma.
Ho imparato l’italiano con lui, traducendo la sceneggiatura e le canzoni in spagnolo. Mi ha permesso di suggerire, modificare e creare in piena libertà. Dallo stile del palco, agli effetti magici, ai costumi e persino alla coreografia. A volte mi diceva che questo o quello era un problema. Io al telefono ridevo: ‘No Pino, è solo una difficoltà, non ci sono problemi in questo lavoro, ci sono incentivi e rischi ma anche molte soddisfazioni’.
Pino è stata l’unica persona che ha goduto di questa follia creativa con me, al 100% senza riserve e senza suscettibilità. Era emozionato, stupito, e le nostre sessioni erano vibranti. Pino, diceva che lavorare con me era una festa, la sua ricreazione. Mi è successo lo stesso, non avevo bisogno di evadere dalla realtà e con lui, le ore volavano alla ricerca della perfezione. Eravamo sempre felici. Abbiamo avuto una brutale collisione di energia.

Conoscerci è stato un dono della vita.
Lascia un po’ di serenità e parole, molte parole che non possono riempire quel vuoto o nascondere quella tristezza, per la poca gentilezza con cui gli ha trattato la vita che tanto amava e condivideva generosamente e così elegantemente. In giustizia gli dedico quello che sento, come sempre. Lui non avrebbe mai voluto lacrime.
In questi momenti, mentre scrivo sento il vuoto e la pena di non aver potuto condividere, però, momenti migliori. Ci hanno toccato quelli. Lontano da una telecamera. Sento ancora la stessa lealtà e gratitudine. Il nostro lavoro è stato la comunione più perfetta che abbia mai ho conosciuto, e riposa tra i miei archivi come il bene prezioso che è.
Se si abbandona la scrittura di un libro per poterlo pubblicare, che rottura ha bisogno un lavoro? Non arriva a rottura dell’anima. Per me un’opera non è un business è una parte non fisica di se stessi. Con quella che senti l’eruzione sulla pelle, gli occhi bagnati, il polso accelerato, tutti i vicissitudini emotivi che possiamo permetterci invece di censurare.
Dietro il personaggio, c’era un essere umano che ho conosciuto in profondità attraverso molte confidenze e considerazioni esistenziali che condividiamo durante tutti gli stati d’animo immaginabili. Anche le euforie creative sono in calò. Le cose quotidiane influenzano il risultato.
L’unica cosa che ho chiesto al signor Chierchia, era ‘di dire addio’ quando lui credevo che fosse arrivato il momento. Io non potevo più con incertezze proprio per rispetto e affetto. Mi ha detto di sì. Non l’ha fatto, se n’è andato, perché era lì in forma latente. Sempre c’era la possibilità di riprendersi o di farsi illusioni. Non sapevamo, neanche, come congedarci senza rompere quella unione profonda spiritualmente che poteva essere economicamente più produttiva in altre circostanze. ‘Forse’ (Forse) è il titolo di uno dei temi del musical e uno dei nostri molti occhiolini di complicità quando parlavamo.
Era possibile solo per l’illusione di fare qualcosa di buono, diverso e unico. Sono qui con tutto quello che abbiamo fatto, libretto e musica, disegno, copione e altro, e più di 200 e-mail sul tavolo. Con un contratto unico, tra di noi.
Tutto ha senso.
Che grande responsabilità mi hai lasciato amico, Maestro e Direttore Pino D’Angiò. Lo sapevi, sapevi che avrei reagito così. Ecco perché non mi hai mai detto addio, come avevi promesso.
Grazie per la complicità e la creatività condivisa. Grazie di tutto.
Addio… caro amico Pino D’Angiò. Ti voglio bene. Saluta George.
Le mie condoglianze a Maria Teresa R., Francesco C. alla sua famiglia e amici.
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