Sono commossa, dopo aver ascoltato questa canzone più e più volte.
Pino d’Angiò aveva tutto sotto controllo. Lo conobbi molto bene durante intensi tempo di lavoro insieme. Risate, passione creativa e riflessioni filosofiche della vita corrente, tra i due. Dopo aver messo immagini ad alcune delle sue canzoni, siamo giunti alla conclusione che mi concedeva il permesso di creare per e con lui tutto quello che volevo. E l’ho fatto. E l’ho anche reso felice.
Io non posso dire che lo ricorderò, perché lui e la sua opera vivono in me, con la massima comunione possibile tra un uomo e una donna che hanno avuto solo complicità su quell’opera; testi, canzoni, musica… grande progetto… folli e possibili idee, affetto, amicizia e rispetto.
Pino d’Angiò è di tutti, ma aveva la grande abilità e tatto di compartimentare ogni persona in un mondo unico e privato.
Il maestro ha fatto una canzone che è la rivelazione anticipata su ciò che già sa ora dall’altra parte. Qualcuno deve capire che è stato lui, è andato avanti e lui è lì. Mostra grande compassione per non essere in grado di spiegarlo, specialmente a quelli che lascia qui.
Naturalmente, egli sapeva il valore di tutto e di niente.
Per lui il senso del volo era molto importante, nella mente e nel cuore. È un tema ricorrente nelle sue canzoni. Questa canzone, sebbene sia un canto alla vita, un profondo amore e una accettazione assolutamente brutale della fine che stava per arrivare senza sapere come né quando, è un addio.
Un bel addio di un’anima libera.
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